Galleria Ospiti Visibilmente
Laura Madile - Galleria Poesie
Biografia di Laura Madile:
Laura Madile nasce il 03/12/1963 a Milano, che poi lascerà per anadare a vivere a Udine.
Laura marca le sue poesie in modo diretto, le sue parole sono echi di contrasti, di lotte, di antitesi.
Sono molto più che semplici poesie: il condensato della sua stessa vita, in grida come in riflessione, a mano tesa e a pugno chiuso.
Laura descrive nelle sue poesie il male del vivere "moderno", o, per meglio dire, del non vivere. Tra le sue parole affiora il dolore, lo sdegno, la meraviglia per il desiderio... la rinuncia. Tempeste di forse, di domande, di negazioni, di ricordi... dove trovano sollievo le brucianti cicatrici sempre... vive.
Nelle difficoltà
Nelle difficoltà di vivere si sa si stringono i denti
si mettono da parte le cose materiali
viene fuori quella misteriosa forza
splendida capacità di reagire e di combattere
la vita con la vita.
Nelle malattie e nelle necessità economiche
Nelle violenze gratuite nelle avversità
C’è questa magia di tener duro.
Di trovare la forza per lavorare fino allo sfinimento
di non dormire di non mangiare
di non sentire lo sfinimento fisico né quello morale
Cos’è allora questo mio malessere?
Cos’è la mancanza che sento?
Cos’è questa lacrima che affiora
Imperterrita
Che appare camminando tra la gente
Mentre prima fiera a testa alta Sfoderavo un sorriso?
Cos’è questa lacrima che spunta
Impudente
Mentre nel buio racconto una favola a mio figlio
Invece che bearmi del tocco di quelle mani che mi stringono?
Cos’è questa lacrima salata
Che sfiora le guance e riga il trucco
Sapientemente steso al mattino?
Cos’è ditemi, questo disagio acuto dentro l’anima
Che non riesco a soffocare,
che non riesco a sostituire con gioia di vivere
che non riesco più a nascondere?
Cos’è?
Forse sono i conti che hai messo in colonna sul tuo foglio
Forse sono tutte quelle pagine bianche riempite di inchiostro
Forse sono gli album di foto che si accumulano
Forse sono le persone che hai perso ed i vuoti che hanno lasciato
Forse sono i sogni finiti, i progetti non realizzati,
i sorrisi non dati e i segnali non raccolti
Forse sono le finite speranze ed i cieli inibiti
Gli spazi sconfinati palettati ed i limiti imposti dal perbenismo accecato
Forse sono le delusioni che cocenti mi hanno marchiato l’anima
Creando quelle piccole ulcere che non riesco più a cicatrizzare.
Forse sono tutte quelle persone che purtroppo
non sono stata capace di aiutare
Forse sono quelle persone che la vita mi ha strappato
Forse è quella persona che ha deciso di arrendersi.
Forse è per quell’amore che non sono capace di dare
e che mi stringe il cuore
Forse… Forse sono semplicemente io che umilmente chiedo scusa.
Per avere tanto dalla vita e forse non riuscire più a vederlo.
Invisibile
Invisibile
ti osserva silenzioso
senti breve e calmo il respiro
senti solo lo sguardo fermo concentrato
le mani volano sui tasti
spingi la tastiera avanti
osservi quello che fai
ti arrabbi cancelli sorridi alzi il volume
ti sforzi di unire i pensieri al risultato del colore
a trasmettere quella fragile breve emozione
lustrini pallettes tinte
spade sangue cuore
ali volti mani
animali paesaggi testi
tutto mescolato in una miscellanea di vita
di attimi di tocchi brevi e silenziosi
intimità e gioco
e lui invisibile osserva.
guarda il moto di stizza
il palmo della mano che si stringe attorno al mouse
tu che ti alzi - cammini
il cuore batte al di là della maglietta e batti i pugni
adrenalina rabbia indignazione malessere disagio
poi fiato respiro calmo schiena dritta fiera
e lui invisibile osserva
e se potesse metterebbe le sue mani sulle tue spalle
ti allenterebbe la tensione
ti asciugherebbe quella pallida ma decisa lacrima
alzerebbe il mento e ti imprimerebbe un bacio su quelle labbra che
dicono senza parlare
su quello sguardo che cerca senza vedere
in un muto dolore
in un attimo rotto l’incantesimo
ma lui resta - invisibile
muto non visto silenziosa presenza
poi vede come inclini la testa attenta ai suoi particolari
per leggere nelle pieghe dei tuoi lavori
l’anima il pensiero il cuore la passione lo scontro il sussurro
la richiesta il dono l’espressione il mezzo il traguardo
di ciò che lei stessa è, di ciò che lei stessa cerca.
Di ciò che lei stessa vuole dividere
allora il suo sguardo si trasforma
il respiro diventa vento
il movimento diventa tuono
la presenza diventa tempesta
non più invisibile ti prende
perchè e’ lì che ti rivedrà volare
alta e libera di nuovo
DONNA
viva come tu solo vuoi essere.
Libera di essere quella che sei, infine.
Desiderare
Come sei nato desiderio?
come sei sbocciato così all’improvviso?
chi ti ha seminato, coltivato, curato,
annaffiato da crescere
rigoglioso e verde dentro di me…??
Prima un timido germoglio
poi giorno dopo giorno la pianta cresce
spunta dalla terra fertile
come vita
come rinascita
non teme sole vento pioggia
vuole uscire
cerca forte resistente il nutrimento
cerca il raggio di sole cerca la pioggia dissetante
cerca.
desiderio come sei spuntato nelle mie viscere?
come ti sei diffuso nelle mani che ora si allungano a cercarlo?
come ti sei diramato nelle braccia, nelle gambe
che a stento stanno ferme
e cercano l’intreccio come le viti?
così come la pianta assetata aspetta quella goccia d’acqua
io mi ritrovo a bocca aperta ad aspettare la tua lingua
così come il fusto cerca e spinge le radici all’interno per nutrirsi
io aspetto che tu mi prenda per sfamare il senso acceso di desiderio.
desiderio
io ti bramo
SPEGNIMI!
Percorse con le dita ogni valle
Percorse con le dita ogni valle
leggero tocco di una mano piccola
Accarezzò le labbra e gli occhi
e cercò sollievo nelle pieghe della pelle di lei
come per perdersi
come per dimenticare il proprio nome
come per dimenticare che stava sognando
Percorse ogni tratto per impressionare i contorni
di ciò che vedeva toccava annusava.
La immerse nell'acqua
per sottrarsi al comune senso di gravità
che vuole gli uomini ancorati alla terra
perché con lei avrebbe voluto sciogliersi
scambiare identità immergersi perdersi.
Cercò un piacere che non trovò
tanto la mente restò ancorata
imprigionata nella ragione che vuole i sensi domati
che chiede un coraggio che non c'é.
Percorse più volte le sue mani e la sua pelle
Ma niente poté liberarlo.
Ora vaga
cuore gelato
mente in razio
sensi dimenticati.
Lei cancellata
pelle morta tra le sue dita
Sepolta.
Ricordi
Sono le ombre della notte
le compagne della vecchiaia
I rimpianti della solitudine
Le tristezze della mancanza
Il dolore del rancore
La paura del domani
Un sottile sorriso e
una lacrima tenera e salata.
Ho vissuto di loro
ogni volta che mi arrendevo
Una porta viene chiusa
una viene spalancata
una socchiusa è in balia
di ogni alito di vento.
Troveranno posto in un cassetto
e mi lasceranno vivere
il presente ed il futuro
finalmente con soddisfazione.
Mamma
Mamma basta.
non voglio combattere più contro di te.
Non voglio spiegare chi sono
non voglio difendermi
non voglio farmi accettare
Basta.
Pendi dalle labbra di ciò che ti insegna e
corri da lei per abbracciarla
ed infine cresci
ascolti impari guardi
senti le grida.
Le grida fanno male
ma è la mamma.
La mamma che cammina con te
che ti lava che ti cura che ti veste che ti soccorre
Ma poi impari a lavarti da sola
a vestirti da sola
a pensare ad agire a camminare.
Ma lei no.
Lei non riesce più a camminare con te.
Mamma.
Mamma basta.
Le critiche diventano armi
I giudizi coltelli con la lama ben affilata
Le parole siringhe di insicurezza che risenti dentro di te
nelle notti in cui già combatti contro tutti.
Ed è tua madre.
Non riesci più ad abbracciarla
con istinto.
Non riesci più a cercarla.
Non riesci più a dire di te.
Qualcosa si è spezzato.
Non hai tagliato il cordone ombelicale.
Lo hai lacerato.
Per sempre una cicatrice.
Basta.
Risuona a breve nella mente
Padre
Risuona a breve nella mente
Il tuo anniversario
Il tuo compleanno
Fatidico destino che ne fece
lo stesso medesimo giorno.
Fato che ti fece nascere il 6 giugno
Ma registrare il nove,
giorno in cui mi lasciasti.
Ti vantavi sempre di aver
beffato il destino
Che ti voleva già defunto
in una scatola di scarpe
Per essere ai quei tempi nato prematuro.
Per cui, allora, il padre tuo tardò
a dichiarare quel figlio amato.
Poi la morte busso?
Allora sempre in quel giorno
In quel mese
e ti chiese di restituire
la fortuna di una vita piena.
Padre
Risuona in me ancora la tua voce
La tua risata e lieta la tua camminata curva.
Tanto eri in giro immerso
nei tuoi pensieri e col capo chino
Totalmente estraneo al mondo attorno a te
Da non riconoscere, a volte,
nemmeno chi ti passava accanto
Seppur tua moglie
Padre
Risuona in me l’entusiasmo di bambina
per i tuoi rari momenti presenti
Per le mie fantastiche attese
Per il timore e l’adorazione che provavo
Come dopo la ribellione intensa
per le tue regole e la tua logica
Così tanto sapientemente usata
per domare una figlia
Padre
Risuona in me la stima e ogni tanto
il dolore di incomprensioni
Ma sempre il rispetto sincero
di chi si amava
Di noi in vita
Distanti e vicinissimi
Alleati nel mondo e sicuri quindi insieme
Padre
Risuona il tuo anniversario
Giorno in cui una parte di me si spense
Ed ora lui vede che manca in me.
Quella parte che ti portasti via
Dentro un nove giugno caldo
Dentro un compleanno aspettato
Dentro un venerdì di attesa
Dentro un venerdì di fine.
Ritorno da te, bambino mio
Ritorno da te
quando come questa mattina ti stringo.
Quando guardo affascinata il cielo blu
sento l'aria fresca.
Ritorno da te quando faccio il letto
e annuso il profumo del caffè
appena fatto
quando metto in ordine le tue cose e
urlo al disordine dei giochi.
Ritorno da te quando scrivo le mie poesie
per togliere le ragnatele dal cuore
e accendo lo stereo facendoti imparare
canzoni non tue.
Ritorno da te quando ci laviamo
in silenzio
e giochiamo
Ritorno da te quando sono stanca
e sembri tu
quello grande che mi abbraccia.
Ritorno da te e prometto
bambino mio
che non leggerai tristezza domani.
Clown
Mi feci largo tra la folla
Sfiorai corpi e tessuti dai colori cangianti
Venni sospinta e ostacolata
Ma poi giunsi là
A gambe incrociate ignara del selciato di pietra
Mi disposi a seguire
Attenta
Tutte le tue mosse.
Roteavi gambe e braccia e piedi in mille movimenti
Porgevi equilibravi sostenevi afferravi
Saltavi da un posto all’altro
Quasi non vedevi chi era di fronte a te
L’importante erano gli occhi di stupore che creavi
Una danza di battimani e sorrisi e risa
Un mormorio di sorpresa e stupore
Un colore dietro l’altro
In acclamata fantasia.
Rimasi lì…
Ad uno ad uno i passanti si allontanavano
Ma rimanevo sul selciato
Mi guardasti
E finalmente attraverso la maschera vidi i tuoi veri occhi
E lo spegnersi del forzato sorriso
Un fiore finto mi tendesti
Ed io la mano a Te.
Non potevo non riconoscerti
Siamo due clown da sempre.
Smetti
Lo implorava
Con sottile voce
Dalle labbra gonfie.
Ti prego
Sussurrava stanca.
Smetti.
Smetti.
Smetti i calci allo stomaco.
Non vedi?
Mi hai ripiegato su me stessa.
Le ali si stringono
Sopra il mio corpo livido.
Smetti.
Smetti le frustate che hanno aperto
Ferite di carne viva sulla pelle rosa.
Smetti.
Smetti il suono di parole d’amore
Che vogliono coprire
Il mio grido di dolore.
Permetti di curarmi
Di lenire le ferite
Tanto da te abilmente inflitte.
Abili da lasciare cicatrici che il tempo
Ricorderà la tua visita
Dentro di me.
Permetti di chiudermi nell’angolo
Del mio dolore
E spegnere i sensi da Te risvegliati.
Smetti.
Smetti di infierire
Sui miei occhi
Sulle mie labbra
Sui miei seni
Sul mio ventre.
Slega le mie mani infine
Che tanto strette hai annodato
Da non poter più stendersi verso di te.
Vai e fingi.
Metti la camicia bella e la veste della festa.
Smetti.
Smetti non troverai pace nel mio dolore.
Non sarai assolto dalla tua anima uccidendomi.
Smetti.