Sincronicità: un paradigma per la mente

Riflessioni sull'intelligenza artificiale - Oscar Bettelli



23) Computer e anima

Recentemente (Gennaio 1997) un quotidiano se ne è uscito con un articolo titolato: "Computer con l'anima".
Si trattava della recensione di una presentazione di un computer che "usa la logica del cervello umano". La sfida, come dice l'articolo, consiste nel far diventare intelligente un computer, in particolare far sì che il computer si "renda conto" della situazione e agisca di conseguenza. "Sa persino di essere vivo" hanno affermato i suoi inventori.
Il coordinatore del progetto Igor Aleksander ha aggiunto: "capisce benissimo i risultato delle proprie azioni, perché ad esse è arrivato sulla base del libero arbitrio".
Il computer funziona sulla base della tecnologia a reti neuronali.
Magnus, così è stato battezzato il prototipo, deve essere addestrato ad esaminare i problemi, ma non segue binari predeterminati di opzioni.
Il postulato fondamentale del lavoro di Igor Aleksander consiste nel seguente assunto:
le sensazioni personali che portano alla coscienza di un organismo sono dovute a dei pattern di attivazione di alcuni neuroni, che fanno parte di una grande quantità di neuroni che formano le variabili di stato di una macchina di stato neurale; questi pattern di attivazione sono stati imparati attraverso un trasferimento di attività tra i neuroni sensori in entrata ed i neuroni di stato.
Il clamore e l'interesse per le rivelazioni giornalistiche ha coinvolto il grande pubblico e ha colpito la fantasia dell'uomo della strada. Può veramente un computer avere un'anima e in che senso la possiede? Il computer può certamente avere una rappresentazione di sé. Avere una coscienza di sé è però un'altra cosa.
Se poniamo una cinepresa davanti ad uno specchio essa filmerà se stessa, ma non per questo diverrà cosciente di sé. Poniamoci la seguente domanda: "Io sono la mia mano?"
Molti risponderanno che certamente no, non si identificano nella mano. Poniamoci allora la seguente domanda: "Io sono il mio cervello?" A questa domanda è un po’ più difficile rispondere.
La struttura fisica del cervello, per quanto complicata possa essere, sembra possa essere riprodotta ed emulata da circuiti elettronici; è un problema di complessità che chiama in causa più la tecnologia che la filosofia, in linea di principio un neurone può essere simulato con opportune funzioni matematiche.

Il cervello non è altro che un insieme di neuroni ben concertato.

Ora, la coscienza è o non è un prodotto dei processi che avvengono nel cervello, ed in ultima analisi consistente in una funzione elettrochimica prodotta dall'attivazione dei neuroni. Immaginarsi come un processo elettrochimico si trasformi in coscienza è veramente un'impresa disperata.
Ma se la coscienza non è solo un processo di trasmissione di segnali all'interno del cervello allora che cosa è?
Un computer può simulare efficacemente la memorizzazione e la trasmissione di informazioni ma non può dar origine ad alcuna consapevolezza ovvero del significato ultimo dell'informazione.
Il computer è un traduttore, traduce segni in altri segni e su questa base può interpretare una domanda e fornire una risposta pertinente. Anche se un computer potesse rispondere a tono alle nostre domande saremmo disposti ad attribuirgli una coscienza nel senso in cui la sperimentiamo nella nostra indagine introspettiva?
Conosciamo il funzionamento del computer mera trasmissione di segnali elettrici e ci sorprende che la coscienza possa originarsi in un tale sistema, non sapremmo dove collocarla se non nel sistema complessivo.
D'altra parte anche nel cervello non vi è altro che trasmissione di segnali elettrochimici.

«È la coscienza un processo cerebrale?».

Per stabilire l'identità della coscienza con certi processi cerebrali sarebbe necessario mostrare che le osservazioni introspettive riportate dal soggetto possono essere riferite nei termini dei processi che si sa essersi verificati nel suo cervello.
Gli esseri umani potrebbero essere vittime di una pericolosa illusione di tipo fenomenologico-idealistico. Tale illusione consiste nell'attribuire una maggiore attendibilità cognitiva all'universo delle sensazioni e dei pensieri collocato nello spazio della coscienza o dell'io. Prima vengono i nostri schemi soggettivi, e poi vengono le cose, condizionate dai nostri schemi. Se la coscienza è un processo cerebrale, allora presumibilmente potrebbe essere un processo elettronico. Il principio è, molto semplicemente, che la mente, anzi lo stesso uomo come essere pensante/agente, è una macchina. La differenza tra un uomo e una pietra consisterebbe allora solo nell'estremamente complessa struttura materiale che si trova nel corpo vivente e che è assente nella pietra.
Come qualcuno ha osservato, la conclusione di tutto ciò e che, quando usiamo termini/concetti mentali, stiamo (inconsciamente) parlando degli stati fisici che, di fatto, giocano ruoli causali. In questa visione fisicalista/materialista un computer potrebbe non solo simulare, ma addirittura riprodurre degli stati mentali.

Penrose sostiene l'esistenza di un livello sub-quantistico della realtà.

Egli si appella ad un tale livello microscopico per giustificare la comparsa della coscienza, come prodotto di effetti sub-quantici nel complesso dei processi cerebrali.
Charon sostiene che gli elettroni siano in realtà degli eoni, microscopici buchi neri, tunnel di comunicazione tra il nostro universo ed un universo di luce in cui gli eventi si organizzano essendo tale universo parallelo ad entropia decrescente.
Che dire poi del pensiero orientale che afferma il primato della coscienza rispetto alla materia?
Per Putnam la possibilità di costruire computer intelligenti dimostra non tanto che gli uomini e i loro stati mentali sono qualcosa di fisico, quanto che determinate funzioni e prestazioni possono essere riprodotte (o meglio simulate) da enti o organi diversi.
Intelligenza e memoria non sono dunque identificabili con processi neurocerebrali.
Le descrizioni dell'organizzazione funzionale di un sistema sono di natura logicamente diversa sia dalle descrizioni della sua composizione fisico-chimica, sia dalle descrizioni del suo comportamento potenziale.
Fenomeni psicologici identici possono derivare da meccanismi neurologici diversi; il sistema nervoso produce effetti psicologici indistinguibili con mezzi fisiologici differenti.
Pertanto occorre respingere l'idea che per ciascuno stato psicologico vi debba essere uno e un solo stato cerebrale corrispondente.
Anche supponendo che un computer possa comportarsi in tutto e per tutto come un essere umano potremmo dire che è esso stesso umano?
Esso dovrebbe riprodurre tutta una serie di complesse elaborazioni tipiche della nostra psiche, dovrebbe essere umanizzato non solo a livello di performances, ma ad un profondo livello psicologico.
Ora i processi psicologici sono riducibili a processi meramente fisici?

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