Sincronicità: un paradigma per la mente

Riflessioni sull'intelligenza artificiale - Oscar Bettelli



13) Le costruzioni concettuali

Consideriamo il seguente problema: misurare l'energia di una candela.
Per risolvere questo problema occorre avere a disposizione il concetto di energia. Il concetto di energia coinvolge un modello matematico di interpretazione della realtà, in particolare le leggi della fisica.
Supponiamo che l'energia in questione sia l'energia irradiata dalla candela, ovvero dalla sua fiamma.
Se la candela è spenta l'energia è zero.
Se la candela è accesa allora si potrebbe calcolare l'energia della luce emessa, in particolare legata alla frequenza di emissione.
Le frequenze emesse non risiedono tutte nel visibile ma anche nell'infrarosso e nell'ultravioletto, cosicché la percezione del calore emesso o la visione della fiammella non sono sufficienti per il calcolo di tutta l'energia irradiata.
Occorre ideare degli strumenti idonei che "percepiscano" le frequenze emesse e le traducano in termini numerici.
Supponiamo che l'energia in questione sia tutta l'energia della candela e non solo quella che si libera per combustione della cera.
In tal caso è sufficiente pesare la candela e con l'equivalenza tra massa ed energia si può calcolare l'energia totale racchiusa nella candela sia essa spenta o accesa.
Ho fatto questo esempio per mettere in luce i diversi livelli semantici presenti in una enunciazione banale di un problema.
Per comprendere e risolvere un problema posto da una semplice frase dobbiamo far ricorso a modelli mentali complessi che si situano su piani diversi della conoscenza.
Come interagiscono questi piani distinti e come sono attivati dalla mente nel tentativo di risolvere un problema?
Quali sono i modelli mentali usati e quali le analogie sottintese richiamate dalla mente riguardo un determinato problema?
L'uomo deve essere considerato come un tutto, completo in ogni sua parte: mente e corpo. Isolare, come si fa di solito, un singolo processo può portare allo stravolgimento delle funzionalità osservate.
Il problema diviene incomprensibile se non si tiene conto di tutte le nozioni presenti nella memoria a lungo termine, una parte non è sufficiente nemmeno ad impostare il problema.
Il ragionamento mostrato è olistico e presuppone la messa in azione di tutto il corpo di conoscenze contemporaneamente.
Porre il precedente quesito ad un uomo dell'età della pietra è assolutamente insensato.
Nel nostro DNA non c'è probabilmente molta differenza se confrontato con quello dell'uomo della pietra; il cervello non è poi così diverso; eppure funzionalmente esistono differenze notevoli. Nel nostro DNA sono memorizzate le informazioni che consentono la costruzione del nostro organismo e sono sedimentate con un processo durato milioni di anni.
Recentemente il computer si è affacciato al mondo e propone nuove interpretazioni dell'intelligenza. I tempi evolutivi della tecnologia sono estremamente più rapidi dei tempi evolutivi nel mondo vivente. Presto potremmo avere delle interessanti evoluzioni tecnologiche. Probabilmente il computer sarà sempre più un'appendice della nostra intelligenza, e la sua potenza di calcolo asservirà la nostra capacità di sintesi.
Comunque non ritengo tempo sprecato cercare algoritmi che rendano il computer più intelligente.

Il problema della fiamma della candela si presta ad ulteriori considerazioni.

Così come la fiamma della candela è un processo determinato da eventi particolari e concomitanti, così gli organismi viventi necessitano di una serie di condizioni favorevoli.
La scintilla della vita è analoga al brillare della fiamma di una candela: un processo caratteristico di flebile natura.
Creare le condizioni per cui la fiamma si accende non è così banale. Una volta attivato il processo continua in maniera indipendente. I processi vitali sono altrettanto difficili da misurare e spesso sfuggono nella loro essenza.
Per comprendere i meccanismi della vita è necessario appellarsi a teorie interpretative che ancora non abbiamo ben delineato. Occorrono modelli matematici e leggi naturali che ancora non conosciamo.
Una volta che i processi vitali sono attivati è possibile utilizzare i concetti della teoria dell'evoluzione per spiegare l'evoluzione della specie, ma il perché la vita sia possibile in questo universo, condannato ad una sempre crescente quantità di entropia, rimane ancora un grande mistero.

Un quesito si può porre a questo punto: una macchina per essere intelligente deve forse essere viva?

In un uomo troviamo vita, intelligenza e coscienza il tutto intrecciato in maniera indissolubile. Lo studio dell'uomo che la scienza moderna riesce a dominare si basa sulla suddivisione in parti funzionali indipendenti.
Gli studiosi moderni sono imbarazzati da una visione globale dell'uomo, nella sua unità e funzionalità complessiva, si affrettano a separare i problemi nel relativo "dominio di competenza".
Ma una qualità, come per esempio l'intelligenza, può essere sradicata dal contesto originario in cui si presenta?
Manterrà la stessa natura e la stessa funzionalità?
Il linguaggio si presenta in forme differenti in differenti culture.
Esiste però un linguaggio universale, quello che nei film di fantascienza viene utilizzato nei primi contatti con gli extraterrestri:
(prossimo capitolo).

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