Sincronicità: un paradigma per la mente
Riflessioni sull'intelligenza artificiale - Oscar Bettelli
12) Il linguaggio naturale
Il linguaggio ha un ruolo centrale nella vita della specie umana.
Il linguaggio e il pensiero sono intimamente connessi.
Noi tuttavia non pensiamo, verosimilmente, a parole; il linguaggio stesso non è compreso a parole ma è interpretato in frasi intere.
Le parole manipolano i meccanismi di pensiero, e i processi di pensiero determinano quali parole pronunzieremo: le parole in sé e per sé sono solo suoni o forme che interagiscono con le procedure mentali.
Se da una parte è bene sottolineare la complessità computazionale della comprensione del linguaggio, dall'altra non va dimenticato quanto è facile per gli esseri umani farne uso.
Gran parte dell'elaborazione del linguaggio è automatica, e automatismi analoghi sottostanno ad altri aspetti, più generali, della comprensione.
Qualunque modello procedurale della comprensione del linguaggio scritto deve prendere le mosse dal riconoscimento delle parole, l'atto squisitamente percettivo di riconoscere unità dotate di significato in ciò che, considerato ad un certo livello, sembra solo un guazzabuglio di segni sulla carta.
Per soddisfare un criterio di avvenuta comprensione, per esempio rispondere a domande inferenziali, occorre che un processore del linguaggio costruisca un tipo di rappresentazione che vada al di là delle parole del testo.
L'idea consiste nel fatto che la rappresentazione mentale di un brano scritto o di un discorso non è una mera registrazione delle parole, ma la registrazione dell'interpretazione del messaggio. Questa interpretazione deve essere presente fin dall'inizio, poiché il processore deve trarre un senso dalle parti successive del messaggio.
Un aspetto chiave della comprensione è l'interpretazione di ciò che deve essere compreso nei termini di ciò che già si sa.
L'interpretazione è l'operazione di collegare un input con quel che è già noto, questo processo può sembrare banale ma non lo è affatto.
Un sistema di elaborazione del discorso deve soddisfare ai seguenti requisiti:
- la presenza di strutture di conoscenza (strutture di dati) nella memoria a lungo termine con cui possa essere collegato un messaggio.
- la presenza di procedure che colleghino utilmente i messaggi con le strutture di conoscenza.
In particolare: che tipo di strutture di conoscenza sono possedute dagli esseri umani?
In che modo vengono scelte le conoscenze pertinenti?
I più noti schemi che cercano di rispondere a queste domande sono dovuti a Schank e Abelson, che usano il termine di script (copione) per designare un pacchetto di conoscenze relative a situazioni stereotipiche, e a Minsky che usa il termine frame (cornice) per strutture di dati analoghe. L'ipotesi è che la memoria a lungo termine contenga moduli di informazione stereotipici, e che questi vengano usati, laddove possibile, come base per la comprensione.
In sostanza le parole sono solo la punta di un iceberg; sottostante esiste una intera montagna di relazioni connesse a configurazioni correlate allo stimolo percepito e che vengono attivate praticamente contemporaneamente.
In questa mole considerevole di dati vengono selezionate solo le configurazioni pertinenti, portandosi dietro degli schemi generali di interpretazione; tali schemi, strutturati dall'esperienza passata, contengono le informazioni tipiche collegate alla percezione corrente.
Questo processo richiama i principi dell'elaborazione parallela anche se il criterio di "pertinenza" non è facilmente riproducibile negli algoritmi finora usati per tali elaborazioni.
Nel ragionamento naturale si utilizzano spesso delle similitudini.
Trovare una similitudine significa trovare dei rapporti e delle caratteristiche simili in contesti diversi.
Questo processo presuppone una meta-rappresentazione in cui contesti differenti vengono confrontati.
Un altro strumento del pensiero naturale è l'analogia.
La caratteristica più notevole delle analogie è il fatto che esse si concentrano sulle relazioni tra le cose; le relazioni in contesti differenti vengono equiparate e riconosciute simili.
È importante notare che un'analogia può fornire una base per la comprensione poiché le relazioni che valgono in un dominio possono essere applicate a un altro dominio.
Nella misura in cui esiste una buona corrispondenza, si può dire che l'analogia è valida.
L'analogia non è un fenomeno meramente linguistico. Essa permette di usare un dominio (vecchio o familiare) per ragionare su un dominio nuovo. Le analogie permettono di ragionare sul nuovo nei termini del vecchio; spesso un'analogia produce predizioni buone.
In particolare quando ci si trova di fronte ad un dominio veramente nuovo l'unico surrogato di elaborazione possibile è il ricorso all'analogia: si interpreta il nuovo sulla base del vecchio.
In effetti si potrebbe dire che abbiamo la sensazione di comprendere un nuovo dominio in quanto lo interpretiamo analogicamente.
L'analogia, in una forma o in un'altra, domina il nostro sistema concettuale.
Chi vuole capire qualcosa costruisce di solito un modello fisico o matematico di quel che sta cercando di capire.
I modelli incorporano solo alcuni aspetti della cosa modellata.
Nella maggior parte dei casi chi cerca di costruire dei modelli cerca di cogliere solo le caratteristiche ritenute interessanti.
Il risultato è una intrinseca incompletezza: un modello mentale non solo istituisce un dominio di pensiero; esso taglia fuori altre linee di pensiero.