Piramide di Cheope: Pi greco e/o sezione aurea?
Le piramidi della piana di Giza: Micerino, Chefren e Cheope
Autore dei testi: Gaetano Barbella.
Elaborazione web by Visibilmente.
Clinamen di Cheope
Entriamo nel vivo dell'ipotesi che mi è balenata nella mente riflettendo su un disegno assonometrico della piramide di Cheope riportato sul libro
«Giza la porta dell'infinito» di Guy Gruais e Guy Mouny, edizione Armenia. A pag. 25 di questo testo compare il disegno suddetto e ciò che mi ha colpito è l'asimmetria della porticina di ingresso della piramide che si trova a circa 18 metri in su, sulla parete nord della piramide. Sembra che anche le uscite dei cunicoli, su questa parete e su quella opposta (a sud), siano disassati allo stesso modo. Ora se tutto ciò corrisponde al vero c'è da domandarsi quale possa essere la ragione di fondo di una simile scelta che si accumula alle altre di notevole mole in relazione alla dislocazione interna dei manufatti, fra le camere del re e della regina, e gallerie varie. Su questi elementi strutturali, escludendo la questione delle uscite laterali, ho avuto modo di trovarne il bandolo formulando delle ragioni basate su criteri geometrici abbastanza convincenti: vedasi il menzionato saggio
«Alla radice dell'intelligenza matematica». Resta da capire cosa adombra questa disposizione irregolare delle "uscite", ma anche "entrate", quasi a voler contravvenire o a impedire un "accesso" più che un'uscita (che può considerarsi condizionata all'entrata, appunto, essendo il tutto interiore della piramide il regno d'oltretomba).
Vedendo la cosa in questo modo si potrebbe accettare l'ipotesi che si tratta di un modo "imperfetto" per entrare da "vivi" e non da "morti", giusta la mia riflessione del capitolo precedente, quando parlavo del passaggio per il«pertugio» infero dantesco e la matematica dei numeri di Fibonacci.
Ecco che si profila anche l'idea che l'apparato piramidale cheopiano è impropriamente un monumento tombale. Si potrebbe stimare più un luogo tenebroso di culto per la speciale funzione iniziatica della coppia regnante di Cheope e consorte. Dunque, sempre che quelle aperture laterali della piramide in oggetto siano al posto che ho detto, nulla ci vieta allora di considerarle parte di un secondo piano trasversale leggermente divergente a quello passante per le
apoteme delle facce laterali contrapposte da nord a sud che è proporzionato secondo la regola della sezione aurea. Il passo è breve per immaginare che questo nuovo triangolo equilatero, avente la stessa base dell'altro di mezzeria adiacente con l'apice in comune, ma di altezza superiore, è conforme al canone di pi greco, ossia è pari alla radice quadrata del «quarto della circonferenza». Il resto, per capire bene la cosa, risulta dalla TAV.04 seguente:
.
(TAV.04)
Prospetto piramide di Cheope:
1.Zed;
2.Camera del Re;
3.Camera della Regina;
4. Grande galleria;
5.Passaggio ascendente;
6.Passaggio discendente;
7.Camera sotterranea;
8.Passaggio senza sbocco.
Si tratta quindi di un nuovo piano "posticcio" lievemente discosto da quello verticale che contiene l'asse della piramide e la mezzeria del quadrato di base. Di qui il titolo di questo capitolo di
«clinamem di Cheope» che si riferisce al noto
«clinamen di Epicuro», relativo alla teoria dell'atomo di uno dei precursori dell'atomismo greco. Epicuro visse a cavallo del 300 a.C..

(TAV.05) La concezione di Epicuro di due atomi che si associano dando luogo alla creazione di oggetti materiali.
Che cosa è la teoria del clinamen, e perché la si attribuisce a Epicuro? Secondo tale teoria gli atomi che scendono perpendicolarmente si incrociano e si legano dando vita ai corpi, perché alcuni gruppi di atomi deviano dalla loro perpendicolare, acquisendo una certa
inclinazione, o
clinamen, che permette tale incrocio. Il problema è che nei testi di Epicuro finora noti, il clinamen non figura. Tale teoria è invece indubbiamente presente in
Lucrezio che, con il suo
De rerum natura, ha dato la più organica esposizione del pensiero epicureo. Lucrezio infatti, trovandosi alle prese con un pubblico indotto e dal lessico povero, ha dovuto far ricorso alla teoria del clinamen in quanto era un'immagine più esemplificativa. Se si considera la concezione originale di Epicuro si trova soltanto che i corpi sono l'articolarsi degli atomi. Ogni atomo in sé non è né grande né piccolo e si muove in tutte le direzioni, perché se si afferma che va in una certa direzione, già si presuppone un rapporto. Si può dire
«sopra» o
«sotto» se c'è un sopra e un sotto; ma quando si considera l'atomo per sé, questo non ha né un sopra né un sotto, né una destra né una sinistra, ma si muove in tutte le direzioni. Dunque se gli atomi si spostano in tutte le direzioni, è facile comprendere come si incontrino continuamente.
Per Epicuro non esistono da una parte gli atomi e il vuoto, e dall'altra le cose che si incontrano. Le cose sono quelle che sono; esistono, sono sempre, e consistono sempre in schemi. La condizione affinché esistano le cose è che ci siano atomi e vuoto, ma ciò non vuol dire che il vuoto stia da una parte e gli atomi dall'altra, dunque, non c'è alcun bisogno del clinamen. Quando gli atomi si incontrano, si dispongono in una figura piuttosto che in un'altra: per esempio, nel pensiero di Epicuro l'uomo è un incontro di atomi, ma se si fosse verificato un altro incontro, sarebbe sorta un'altra cosa. Comunque, questo incontro che ha dato vita all'uomo prima o poi si romperà, e sorgerà qualcosa di diverso. Non ci sarà più l'uomo, ma questo non importa, perché ci sarà un'altra realtà:
questa è la teoria degli infiniti mondi possibili di Epicuro.
(4)