La sposa bianca e la sposa nera

Autore: Jacob Ludwig Karl Grimm e Wilhelm Karl Grimm
Un giorno il Signore scese sulla terra, prese l'aspetto di un povero viandante e s'incamminò lungo una delle tante strade del mondo. Passò vicino a un prato dove una donna e sua figlia falciavano l'erba, mentre poco lontano la figliastra la raccoglieva con il rastrello.
«Potreste indicarmi la strada che porta al villaggio?» chiese il Signore per mettere alla prova il cuore delle due donne.
«La strada per il villaggio! Indovinala, grullo!» rispose la madre ridendo.
«Gettate per aria il cappello e guardate dove cade: quella è la direzione giusta» rincarò la figlia.
Allora il Signore le guardò severamente e, puntando l'indice verso di loro, disse:
«Possiate diventare nere e brutte come è nera e brutta la vostra anima
Subito le due donne divennero orribili e nere come il carbone, ma la figliastra, che intanto si era avvicinata, ebbe compassione del povero vecchio e gli propose:
«Buon uomo, venite: vi accompagnerò io
Il viandante la seguì. Giunto nei pressi del villaggio, si fermò e disse:
«Io sono il Signore e voglio ricompensare la tua buona azione: chiedi tre cose e le avrai».
La buona fanciulla restò pensierosa un momento.
«Vorrei essere bianca e bella come il sole.» confessò.
«Cosi sia» mormorò il Signore. Subito la ragazza divenne una bellezza abbagliante e ebbe la pelle bianca come la neve.
«Vorrei avere in tasca un borsellino sempre pieno di denaro» continuò.
«Così sia. Cerca ora di non dimenticare la cosa più importante: talvolta bellezza e ricchezza portano sventura
«Vorrei raggiungere la salvezza eterna» balbettò la fanciulla confusa. Il Signore per la terza volta:
«Così sia» poi sparì.
La sventura che la bellezza può portare con sé iniziò subito per la ragazza. Tornata al campo, vi trovò la matrigna e la sorellastra che si guardavano sbigottite, imprecando perché erano diventate nere e brutte come tizzoni d'inverno. Vedendo lei così bella e così bianca schiattarono di rabbia e incominciarono subito a coprirla di male parole, poi decisero di tenerla sempre chiusa in casa affinché nessuno la vedesse e di farle sbrigare i lavori più faticosi, nella speranza che, col tempo, tanta bellezza finisse con l'avvizzire. Da allora la ragazza non poté più uscire di casa e sgobbava dalla mattina alla sera lavorando per quattro: ma nonostante le fatiche sembrava diventare ogni giorno più bella.
Ella aveva un fratello che si chiamava Reginaldo, che era cocchiere alla corte del re. Il giovane veniva a trovarla ogni tanto, perché le voleva molto bene. Un giorno prese la tela e i pennelli e le fece un ritratto, poi lo portò a palazzo reale e lo collocò nella sua cameretta. Quando era libero dal lavoro, andava lassù per contemplare la radiosa immagine e gli sembrava di avere vicino la sorella.
Gli altri servi, incuriositi, vollero sapere che cosa il cocchiere custodisse nella sua stanza, e quando videro il bellissimo ritratto ne parlarono al re.
«Sire, il vostro cocchiere tiene in camera sua il ritratto di una fata o di una principessa di una bellezza straordinaria
Allora il re chiamò Reginaldo e gli ordinò di mostrargli quel ritratto, poi esclamò:
«Ecco la fanciulla che vorrei sposare. Ma chi è?»
«È mia sorella» rispose il cocchiere «non è una principessa e non ha sangue reale nelle vene
«Eppure soltanto lei è degna di diventare regina» affermò il sovrano che se ne era subito innamorato «Prepara il cocchio reale e va a prendere tua sorella. Le porterai in dono un abito tessuto di fili d'oro e un diadema di perle
Reginaldo, felice, ubbidì, e poco dopo arrivò a casa e consegnò alla sorella l'abito e il diadema.
«Indossali subito» esortò «poi vieni con me al palazzo, perché il re vuole sposarti
La buona fanciulla corse a vestirsi, ma la sorellastra divenne livida di rabbia.
«Vedi che fortuna ha lei!» gridò rivolta alla madre «Diventerà regina . E io?» Così iniziò a piangere lacrime di dispetto.
La madre, che era anche un pò strega, la consolò:
«Lascia fare a me. Ti assicuro che non sposerà mai il re.» Quindi con le sue arti magiche annebbiò la vista del cocchiere affinché non distinguesse più una persona dall'altra e fece diventare la buona fanciulla sorda da un orecchio.
Poi tutte e tre salirono nel cocchio e Reginaldo guidò i cavalli verso la reggia. Lungo la strada iniziò a cantare:
«Copri, copri, sorellina, quel vestito da regina, che tu giunga al tuo signore bianca e bella come un fiore».
La giovinetta non capì, perché era sorda da un orecchio. Chiese alla matrigna:
«Che cosa dice mio fratello?»
«Dice di levarti l'abito d'oro e di regalarlo a tua sorella
La fanciulla fu meravigliata, ma ubbidì subito: indossò il modesto vestito da casa della sorellastra che si mise indosso il sontuoso abito di fili d'oro. Poco dopo il cocchiere ricominciò:
«Copri , copri, sorellina, quel vestito da regina, che tu giunga al tuo signore bianca e bella come un fiore»
«Che cosa dice mio fratello?» chiese di nuovo la giovinetta alla matrigna.
«Vuole che tu dia a tua sorella il diadema di perle» le rispose. La ragazza ubbidì.
Infine passarono sopra un fiume vorticoso, il cocchiere ripeté le solite parole.
«Tuo fratello desidera che tu ti affacci allo sportello» spiegò la matrigna. La ragazza si affacciò e subito madre e figlia l'afferrarono e la gettarono di sotto.
Lei scomparve nell'acqua, si trasformò in un'anatrella bianca e si allontanò nuotando.
Rimaste sole, la matrigna coprì la figlia con un fitto velo, poi proseguirono il viaggio. Appena il cocchio entrò nel cortile della reggia, il re, che aspettava ansioso, corse a incontrare la sua promessa sposa e la pregò di togliersi il velo. Appena vide quell'orribile ceffo nero come il carbone si rivolse sdegnato al cocchiere:«Ti sei fatto beffe di me!» gridò. Comandò così alle guardie di rinchiudere Reginaldo in prigione.
La strega con le sue arti magiche offuscò anche la vista del re, il quale non riuscì più a vedere bene in faccia la brutta ragazza e non ebbe il coraggio di rispedirla a casa sua. L'accolse alla reggia assieme alla madre, ma da quel giorno divenne triste e pensieroso.
Sotto le finestre della cucina del castello scorreva un ruscello dove i cuochi attingevano l'acqua. Un giorno uno sguattero che voleva prenderne un pò per lavare i piatti, vide avvicinarsi alla sponda un'anatrella che gli domandò: «Dov'è mio fratello Reginaldo?»
Sbigottito, rispose che il cocchiere era in prigione. L'anatrella chiese ancora:
«Dov'è la sposa nera?»
«A palazzo, vicino al re» rispose il servo. L'anatrella si mise a piangere, poi si allontanò. Ritornò il giorno dopo, l'altro ancora, fino a quando lo sguattero si decise a raccontare tutto al re.
Allora il re prese la spada e si appostò vicino al ruscello: quando vide arrivare l'anatrella le taglio la testa.
Subito apparve una fanciulla bella come il sole, bianca come la neve, proprio quella del ritratto.
Tutto fu spiegato, naturalmente: Reginaldo uscì di prigione, dove invece entrarono la malvagia matrigna e la figliastra. Il re mise l'anello al dito della sua sposa bianca e fu felice per sempre con lei.



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