L'uomo di ferro

Autore: Jacob Ludwig Karl Grimm e Wilhelm Karl Grimm
C'era una volta una foresta maledetta nella quale nessuno osava entrare. Un giorno un cacciatore decise di entrare nella foresta con il suo cane, che si diede subito da fare per far alzare qualche animale, ma, dopo i primi salti, si trovò impantanato in un acquitrino che l'arrestò nella sua corsa e un braccio nudo uscì dall'acqua per afferrarlo.
Il cacciatore aveva visto tutto, fece dietro front e ritornò con tre robusti giovanotti armati di secchi e fece svuotare loro l'acqua dello stagno. Sul fondo intravidero, sdraiato, una specie di enorme selvaggio che aveva il corpo color ruggine e con capelli lunghi fino alle ginocchia, che gli coprivano completamente il viso. Lo legarono con corde e lo portarono fino al castello, dove tutti lo guardarono con stupore.
Il re lo chiuse in una gabbia di ferro che lasciò in un cortile. Solo il figlio del re, che aveva otto anni, l'aveva in simpatia e gli offriva frutta e dolciumi.
Un giorno il selvaggio gli chiese di liberarlo. Il ragazzo eludendo la vigilanza delle guardie riuscì a aprire la gabbia, poi, per paura di essere sgridato fuggì con il selvaggio. Quando si trovarono al riparo nel cuore della foresta si fermarono per riposarsi. Il giorno dopo, quando il ragazzo ebbe dormito sul letto di muschio che il selvaggio gli aveva preparato, lo condusse a una sorgente.
«Vedi» gli disse «l'acqua di questa sorgente d'oro è chiara e trasparente come il cristallo; tu devi restare qui e vegliare sulla sua purezza. Nessuno deve toccarla e non deve caderci dentro niente. Tornerò questa sera a controllare che tu mi abbia obbedito
Poiché il tempo non passava più, tentò di distrarsi guardando il suo volto nello specchio dell'acqua. Come si spinse più avanti per vedersi meglio, ecco che i suoi lunghi capelli, che gli cadevano fin sulle spalle, scivolarono e toccarono l'acqua. Si ritrasse dietro in fretta, ma ormai la sua capigliatura era già tutta dorata e brillante come il sole. Potete immaginarvi che paura ebbe il ragazzo. Pertanto, per non farsi accorgere dall'uomo, prese il suo fazzoletto e si coprì la testa come se fosse un berretto, ma a che scopo? L'uomo, arrivando la sera sapeva già tutto e le sue prime parole furono:
«Togli il tuo fazzoletto.»
Lo tolse e i suoi capelli caddero sulle spalle in riccioli scintillanti. Ebbe un bel scusarsi e dire che non l'aveva fatto apposta e giurare che non l'avrebbe fatto più. Non servì a nulla e l'uomo di ferro gli disse:
«Non hai superato la prova: è impossibile che mi occupi più a lungo di te. Davanti a te c'è il mondo vasto e tu apprenderai che cosa è la povertà, ma poiché ti voglio bene e tu, in fondo, non sei un tipo cattivo, ma sei di buon cuore, ti permetterò una cosa: se sei in pericolo, va nella foresta e chiamami: "Giovanni di ferro". Mi vedrai subito e ti aiuterò. Il mio potere è grande, molto più grande di quello che tu non creda e per quanto riguarda oro e argento, io ne ho a profusione
Il principino dovette allora andarsene lontano dalla foresta e camminò, camminò per molti giorni, seguendo le strade quando c'erano e andò dritto davanti a se quando non c'erano.
Arrivò finalmente in una città dove cercò lavoro, ma non ne trovò, perché non sapeva far niente e non aveva imparato nulla che gli potesse servire. Disperato andò alla reggia per chiedere protezione. Non seppero cosa fargli fare, ma piacque a quelli della corte e gli dissero di restare.
Un giorno che era in giardino la principessa gli disse di cogliere i fiori più belli e più rari per lei. Il ragazzo li colse e corse nella camera della principessa.
«Togli il tuo cappello» gli disse la principessa «non dovresti tenere la testa coperta in mia presenza.»
«Non posso» le rispose «ho le croste in testa
La principessa gli prese il berretto e glielo levò, liberando i suoi capelli d'oro che si sciolsero sulle spalle, meravigliosi da vedere. Tentò di lanciarsi verso la porta per scappare, ma la principessa lo trattenne per un braccio e gli diede una manciata di ducati prima di lasciarlo andare. Se ne andò con questo oro che per lui non aveva nessun valore e lo regalò al giardiniere dicendogli:
«È per i tuoi ragazzi, si potranno divertire
Il terzo giorno la principessa lo chiamò di nuovo, chiedendogli un mazzo di fiori di campo e quando entrò nella camera cercò ancora di strappargli il berretto dalla testa, ma questa volta lo trattenne con tutte e due le mani e glielo impedì.
Purtroppo, dopo poco tempo, scoppiò la guerra in tutto il regno. Il re mobilitò tutto il suo popolo, chiedendosi se avesse potuto resistere al nemico che era numeroso e potente. Si sentì allora il giovane aiuto giardiniere che diceva:
«Ora sono grande e anche io voglio andare a fare la guerra. Chiedo soltanto che mi sia dato un cavallo
Corse alla scuderia, prese un cavallo, gli salì in groppa e si diresse verso la foresta. Arrivato ai margini si mise a chiamare:
«Giovanni di ferro! Giovanni di ferro!»
«Che cosa vuoi da me?» gli chiese l'uomo di ferro, apparendogli subito davanti.
«Vorrei un forte cavallo da battaglia» gli disse il giovane principe «perché voglio fare la guerra
«L'avrai e ancora migliore di quello che ti aspetti.» disse l'Uomo di ferro.
Ritornò nella foresta, da dove poco dopo uscì seguito da un palafreniere che conduceva un cavallo focoso che nitriva e che faceva fatica a trattenere. Dietro arrivava anche uno squadrone di guerrieri con corazze di ferro e le cui sciabole fiammeggiavano al sole. Il giovane principe si precipitò sul nemico e lo mise in fuga. Al ritorno del re sua figlia gli corse incontro per congratularsi della sua vittoria.
«Non sono per niente vittorioso» disse al re «perché chi ha vinto la battaglia è un cavaliere misterioso che è venuto in mio soccorso con le sue truppe
Il re disse a sua figlia che avrebbe dato una festa di tre giorni.
«Farò annunciare che tu lancerai una mela d'oro: è facile che arrivi anche lo sconosciuto
Quando furono proclamati i giorni di festa, il giovane principe andò nella foresta e chiamò Giovanni di ferro e gli chiese aiuto. Il primo giorno arrivò al gran galoppo vestito di bianco, prese la mela d'oro e scomparve a tutta velocità. Il secondo giorno, con un'armatura nera, prese la mela che la principessa gli aveva lanciato e di nuovo scomparve. Il terzo giorno, vestito di un'armatura d'oro prese ancora la mela d'oro, ma mentre se la portava via al gran galoppo perse il suo elmo e si videro brillare i suoi capelli biondi.
«Chi ha compiuto simili imprese non può che essere un principe» disse il re «dimmi il nome di tuo padre
«Mio padre è un monarca molto potente e io posseggo oro in abbondanza
«Riconosco che ho un debito di riconoscenza verso di te. Sposerai mia figlia
Mentre erano tutti a tavola, le porte si spalancarono ed entrò un maestoso monarca con il suo numeroso seguito. Questo re s'avvicinò al giovane principe, l'abbraccio e gli disse:
«Io sono l'uomo di ferro, il re Giovanni, sono stato trasformato in un uomo selvaggio da un incantesimo dal quale tu mi hai liberato. Per dimostrarti la mia riconoscenza, tutti i tesori che possiedo sono ora di tua proprietà, accettali come regalo di nozze e augurio di felicità



Menù Fiabe:



Segnalato da:

» Vedi tutti siti «
I siti dove Visibilmente è segnalato:






| Info | Copy | Contatti | F.A.Q. | Statistiche | Motore di ricerca interno | Mappa | TOP100 | Directory |
dal 2004 Visibilmente.com powered by Paolo Orlandini - Tutti i diritti sono riservati - è vietata la riproduzione totale e parziale.