Voltaire, Francois-Marie Arouet: La tolleranza

La società si definisce civile, ma uccide sulla spinta del fanatismo religioso sostenendo di voler fare cosa grata a Dio e di voler sradicare con la forza il male. «
Se si considerano le guerre di religione, i quaranta scismi dei papi che sono stati quasi tutti sanguinosi, le menzogne, che sono state quasi tutte funeste, gli odi inconciliabili accesi dalle differenze di opinione; se si considerano tutti i mali prodotti dal falso zelo, gli uomini. da molto tempo hanno avuto il loro inferno su questa terra».
Voltaire predica, invece di tanta inutile violenza, la carità poiché «
là dove manca la carità la legge é sempre crudele mentre la debolezza ha diritto all'indulgenza».
«
La tolleranza é una conseguenza necessaria della nostra condizione umana. siamo tutti figli della fragilità: fallibili e inclini all'errore. Non resta che perdonarci vicendevolmente le follie. È questa la prima legge naturale: il principio a fondamento di tutti i diritti umani».
«
Il diritto all'intolleranza é assurdo e barbaro: é il diritto delle tigri; é anzi ben più orrido, perché le tigri non si fanno a pezzi che per mangiare, e noi ci siamo sterminati per dei paragrafi».
Nel
Trattato paragona l'obbrobrio dell'intolleranza religiosa con la pace costruita in Pennsylvania dai
Quaccheri: «
Che cosa dire dei primitivi che sono chiamati <Quaccheri> per derisione, e che, con usi forse ridicoli, sono stati comunque così virtuosi e hanno insegnato inutilmente la pace agli altri uomini? Vivono in Pennsylvania in centomila; la discordia, la disputa teologica sono ignorate nella felice patria che si sono costruita; già il solo nome della loro città Philadelphia, che ricorda loro in ogni istante che gli uomini sono tutti fratelli, é di esempio e di vergogna per i popolo che non conoscono ancora la tolleranza»